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Come fare beneficenza con il computer

Fare beneficenza con il computer: un modo concreto per aiutare davvero

Perché non fai beneficenza?

Perché non dai qualcosa a quella povera signora?

È una domanda che mi sono sentito fare tante volte, soprattutto quando sono in compagnia di persone che, giustamente, si lasciano toccare dalla prima situazione difficile che incontrano.

Io invece, da tempo, ho scelto di non fare beneficenza nel modo “classico”. Una scelta che nasce anche da una riflessione fatta anni fa dopo aver visto un film su Gandhi. Secondo lui, la beneficenza rischia di indebolire il valore del lavoro, e questa idea mi è rimasta dentro. Certo, detta così può sembrare una scusa. E forse a volte lo è.

Non devo dimostrare niente a nessuno, ma mi fa piacere spiegarti una cosa che pochi conoscono: esiste un modo per fare beneficenza con il computer, ed è molto più concreto di quanto sembri.

Come fare beneficenza con il computer

Sì, hai capito bene. Puoi fare beneficenza direttamente con il tuo PC.

Non donando soldi, ma condividendo una piccola parte della potenza di calcolo del tuo computer.

Esiste un software chiamato BOINC (sviluppato dall’Università di Berkeley) che ti permette di partecipare a progetti scientifici reali. Una volta installato, il tuo computer lavorerà quando non lo utilizzi, contribuendo a elaborare dati che servono alla ricerca.

E qui viene la parte interessante.

Non si tratta di cose inutili o teoriche. Parliamo di:
analisi delle onde gravitazionali,
simulazioni legate al CERN e all’LHC,
studio degli asteroidi e delle loro orbite,
modelli climatici per prevedere il cambiamento climatico,
ricerca sulle proteine e sulle malattie come il cancro o l’AIDS.

Io negli anni ho partecipato a diversi progetti, tra cui Rosetta, Einstein@home, LHC@home, Asteroids@home e ClimatePrediction.net. Ognuno di questi utilizza la potenza distribuita di migliaia di computer nel mondo per affrontare problemi che, altrimenti, richiederebbero supercomputer costosissimi.

Donare potenza di calcolo è vera beneficenza?

Quello che stai donando, in pratica, è una piccola parte della tua CPU e un po’ di energia elettrica.

È una forma di beneficenza diversa, meno visibile, ma estremamente concreta.

Non c’è spettacolarizzazione, non c’è elemosina, non c’è bisogno di dimostrare niente a nessuno. Il tuo computer lavora in silenzio mentre tu vivi la tua vita, contribuendo a qualcosa di reale.

E sì, in alcuni progetti puoi anche ricevere piccole “ricompense simboliche”, come vedere il tuo nome associato a un risultato scientifico o, in alcuni casi, addirittura a un asteroide.

Combattere il Covid con il computer

Un esempio concreto di quanto tutto questo sia potente lo abbiamo visto durante la pandemia.

Progetti come Folding@home hanno permesso a milioni di computer nel mondo di unirsi per studiare le proteine del virus SARS-CoV-2. A un certo punto, la rete globale è diventata più potente di qualsiasi supercomputer esistente.

Persino molti miner di criptovalute hanno temporaneamente abbandonato il mining per contribuire alla ricerca.

Questo dovrebbe far riflettere.

Quando lasci il computer acceso senza usarlo, stai sprecando una risorsa. Ma quella stessa risorsa può diventare qualcosa di utile.

Una forma di beneficenza più consapevole

Non sto dicendo che la beneficenza tradizionale sia sbagliata. Ma credo che oggi esistano modi più intelligenti e sostenibili per aiutare.

Fare beneficenza con il computer è uno di questi.

È silenziosa, è continua, non dipende dall’emotività del momento e soprattutto non crea dipendenza, ma contribuisce alla conoscenza e al progresso.

E forse, in un mondo come quello di oggi, è proprio questo il tipo di aiuto di cui abbiamo più bisogno.

Fonti

https://boinc.berkeley.edu

Stephen Kleckner

Stephen Augustus Kleckner è un imprenditore italiano ed ex sistemista informatico. Nato a Riccione e cresciuto tra Romagna e Liguria, ha sviluppato fin da giovane una visione indipendente e curiosa del mondo. Dopo un percorso nella tecnologia e nell’analisi dei sistemi, oggi opera nel settore degli appartamenti ad uso turistico, affiancando competenze tecniche a esperienza imprenditoriale. Ha fondato RICCIONE TV e ha lavorato nella comunicazione digitale e nella produzione video. Ha svolto il servizio militare nell’Aeronautica Militare e ha seguito corsi universitari di fisica. Appassionato di mare e navigazione, ha percorso oltre 50.000 miglia a vela e circumnavigato più volte l’Italia. Pratica nuoto e trekking, ama la natura e lo sci. È profondamente interessato alla fisica, al pensiero scientifico e alla comprensione dei fenomeni complessi. Mantiene uno sguardo critico su pseudoscienza, fake news ed estremismi, privilegiando sempre spiegazioni basate su evidenze verificabili. Tra le sue passioni personali ci sono i LEGO, Star Trek e le auto d’epoca, in particolare una Mini Morris del 1964. Nel suo blog condivide riflessioni, esperienze reali e analisi su scienza, relazioni e realtà contemporanea, con un approccio diretto e senza filtri.

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Stephen Augustus Kleckner

Stephen Augustus Kleckner è un imprenditore italiano ed ex sistemista informatico. Nato a Riccione e cresciuto tra Romagna e Liguria, ha sviluppato fin da giovane una visione indipendente e curiosa del mondo. Dopo un percorso nella tecnologia e nell’analisi dei sistemi, oggi opera nel settore degli appartamenti ad uso turistico, affiancando competenze tecniche a esperienza imprenditoriale. Ha fondato RICCIONE TV e ha lavorato nella comunicazione digitale e nella produzione video. Ha svolto il servizio militare nell’Aeronautica Militare e ha seguito corsi universitari di fisica. Appassionato di mare e navigazione, ha percorso oltre 50.000 miglia a vela e circumnavigato più volte l’Italia. Pratica nuoto e trekking, ama la natura e lo sci. È profondamente interessato alla fisica, al pensiero scientifico e alla comprensione dei fenomeni complessi. Mantiene uno sguardo critico su pseudoscienza, fake news ed estremismi, privilegiando sempre spiegazioni basate su evidenze verificabili. Tra le sue passioni personali ci sono i LEGO, Star Trek e le auto d’epoca, in particolare una Mini Morris del 1964. Nel suo blog condivide riflessioni, esperienze reali e analisi su scienza, relazioni e realtà contemporanea, con un approccio diretto e senza filtri.

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