The Empress è una installazione video interattiva che utilizza motion detection per reagire alla presenza dello spettatore, mostrando in tempo reale il processo di invecchiamento di un volto umano attraverso tecniche avanzate di morphing.
Ci sono opere che si guardano. E poi ci sono opere che ti guardano.
The Empress appartiene decisamente alla seconda categoria.
Si trattava di una rappresentazione artistica tanto semplice quanto potente: il volto di una donna, bellissima, immobile come un dipinto. Ma bastava fermarsi davanti a lei qualche secondo per capire che non era un’immagine. Era qualcosa di vivo.
All’inizio era quasi impercettibile. Lo sguardo, fisso. Poi, all’improvviso, lei sbatteva le palpebre. Una sola volta. Quel gesto bastava a creare un piccolo corto circuito nella mente di chi osservava: non era più un quadro, era una presenza.
Poi succedeva di nuovo. E lì capivi.
Non stavi guardando un’immagine. Stavi interagendo con qualcosa.

A quel punto iniziavi a restare lì, a osservarla davvero. Ed è proprio in quel momento che l’opera si trasformava completamente. La donna, inizialmente giovane, iniziava un processo di invecchiamento rapidissimo, quasi brutale nella sua naturalezza. In pochi minuti attraversava tutta la vita, fino ad arrivare ai novant’anni. Non era un effetto artificiale qualsiasi: era un lavoro enorme, costruito attraverso oltre 72 ore di riprese tra trucco, parrucco e performance, realizzato da Barbara Uccelli e poi montato con un lavoro di morphing incredibilmente preciso da Gianluca Beccari e Michele Zaninello.
Il risultato era qualcosa di profondamente suggestivo. Non solo per la trasformazione in sé, ma per il modo in cui avveniva: sotto i tuoi occhi, mentre tu eri lì, presente. Era impossibile non restarne colpiti.
Dietro a quella magia, però, c’era anche tanta tecnologia. Ed è proprio lì che entro in gioco io.
Ho partecipato attivamente alla realizzazione del sistema di motion detection insieme al mio amico Filippo Baruffaldi. L’installazione era gestita da un Mac mini collegato a diverse webcam che monitoravano lo spazio davanti all’opera. Io mi occupai di mappare quell’area, creando un sistema capace di riconoscere quando una persona entrava nel campo visivo. A quel punto entrava in funzione uno script sviluppato da Filippo, che decideva cosa far fare all’opera: un semplice battito di ciglia oppure l’avvio dell’intero processo di invecchiamento.
Era una cosa semplice nella teoria, ma molto delicata nella pratica: doveva sembrare tutto naturale, immediato, quasi “magico”. E quando funzionava e funzionava l’effetto era davvero sorprendente.
Ricordo ancora bene tutta la fase di produzione. Le riprese vennero realizzate nello studio di Michele Zaninello a Codigoro, in un clima molto intenso ma anche estremamente creativo. Poi ci spostammo tutti a Torino, dove montammo fisicamente l’installazione presso la Gagliardi Art System. È stato uno di quei lavori che ti restano addosso, sia per l’esperienza tecnica che per le persone coinvolte.
Ancora oggi, ogni tanto, mi capita di risentire Michele e Gianluca. E ogni volta è come riaprire un piccolo pezzo di quel periodo.
L’opera The Empress è un lavoro di Barbara Uccelli, a cura di Raffaele Gavarro, con la partecipazione tecnica di Gianluca Beccari, Michele Zaninello, Filippo Baruffaldi e — posso dirlo con un certo orgoglio anche mia, Stephen Kleckner.
La mostra si è tenuta alla Gagliardi Art System di Torino, in Viale Cervino 16, dal 13 aprile al 19 maggio, nel pomeriggio, dalle 15:30 alle 19:00.
So anche che l’opera ha avuto un percorso importante, arrivando fino al Guggenheim di New York. E sapere di aver contribuito, anche solo in parte, a qualcosa che è arrivato fin lì, è una di quelle cose che ti fanno sorridere ancora oggi.
Perché alla fine, al di là della tecnologia, delle webcam, degli script e dei montaggi, The Empress era soprattutto questo: un incontro. Tra te e il tempo.
E per qualche minuto, quel tempo… lo vedevi scorrere davanti ai tuoi occhi.
Per info consultare il sito http://www.gasart.it/pages/index.aspx













