Pasqua tra storia e memoria: da Poppi alla Baita Burraia
Il 5 aprile, domenica di Pasqua, è iniziato tutto abbastanza presto… o almeno, nelle intenzioni.
Mi sono svegliato con l’idea di essere operativo per le 9:20, prenotando la colazione mentre ero già in movimento da Vecchi. Classica partenza organizzata “in corsa”: due uova, prese al volo.
Nel frattempo ho recuperato Claudia… e poi Anna.
Anna, che è arrivata con circa 40 minuti di ritardo, continuando a dire di essere “sul…” — peccato che non c’era 藍
E già da lì si capiva che sarebbe stata una giornata interessante.
Poppi, il cuore medievale del Casentino
La nostra prima tappa è stata Poppi, uno dei borghi medievali più belli della Toscana, incastonato nel Casentino. Dominato dal maestoso Castello dei Conti Guidi, il paese conserva un’atmosfera sospesa nel tempo.

Il castello, costruito nel XIII secolo, è uno dei simboli più iconici della zona, e non a caso si dice che abbia ispirato addirittura il Palazzo Vecchio di Firenze. Camminare tra le sue mura significa respirare secoli di storia, battaglie e cultura.
Dante e il Casentino
Qui entra in scena Dante Alighieri.
Durante il suo esilio da Firenze, Dante soggiornò proprio nel Casentino, ospite dei Conti Guidi. È in questi luoghi che trovò ispirazione per alcune delle pagine più intense della Divina Commedia.

Nel Canto V del Purgatorio, Dante cita esplicitamente questi territori con il celebre verso:
“Là dove ’l vocabol si tace, e ’l Pratomagno
si vede, e ’l Casentin discende in Arno”
E ancora, nel Canto XIV dell’Inferno, fa riferimento ai fiumi del Casentino, tra cui l’Arno, descrivendone la nascita proprio in queste zone montane.
Non è solo geografia: è memoria viva, è letteratura che prende forma nel paesaggio.
Verso la montagna: Passo della Calla e Baita Burraia
Dopo Poppi, la giornata ha preso una piega più “avventurosa”.
L’inaffidabile – sì, proprio così, perché “ogni tanto” riesce a stupire – è riuscito a trovare posto alla Baita Burraia, a 1305 metri sopra il Passo della Calla, che per fortuna aveva avuto una cancellazione ed aveva un tavolo per 5 libero.
E già questo, di per sé, è stato un piccolo miracolo pasquale.
La Baita Burraia è uno di quei posti che sembrano fuori dal tempo: legno, silenzio, aria sottile e panorami che si aprono sull’Appennino tra Toscana e Romagna. Da lì si domina una delle aree più suggestive del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, un luogo dove la natura è ancora protagonista assoluta.

Un desiderio esaudito
Ma la parte più bella della giornata non è stata solo il paesaggio.
Siamo riusciti anche a realizzare un piccolo desiderio di Claudia: rivedere la casa vacanze dove passava le estati da ragazzina.
E lì succede sempre qualcosa di particolare.
Perché i luoghi dell’infanzia non sono mai solo luoghi: sono memorie, odori, sensazioni. Sono versioni di noi stessi che riaffiorano all’improvviso.
Ritrovarli, anche solo per un momento, è come aprire una porta che pensavi chiusa.
Un viaggio… tutt’altro che tranquillo
C’è anche da dire che, alla fine, è stata una giornata bella intensa anche dal punto di vista della guida.
Il viaggio è stato tutt’altro che rilassante: ho guidato la mia A4 in maniera piuttosto… diciamo decisa, affrontando per tutto il tragitto stradine di campagna piene di curve e tornanti. Una di quelle situazioni in cui non hai praticamente mai un rettilineo, ma solo sequenze continue di sterzate, salite e discese.
In pratica è stata una marcia veloce fino a Poppi, senza troppe pause, e poi un ritorno altrettanto rapido. Al rientro abbiamo scelto volutamente di evitare le strade provinciali, che erano completamente intasate dal traffico di Pasqua, preferendo ancora una volta percorsi alternativi.
Più lunghi, sì… ma decisamente più guidabili.
E alla fine, tra curve, motore e paesaggi che scorrevano veloci, anche quello è diventato parte del viaggio.
Una Pasqua diversa
Questa Pasqua non è stata fatta di tavole imbandite o rituali classici.
È stata fatta di:
borghi medievali versi di Dante che prendono vita nel paesaggio montagne ancora fredde di inizio primavera e ricordi che tornano a galla senza chiedere permesso
Ed è proprio questo il bello.
Perché alla fine, le giornate che restano davvero non sono quelle perfette… ma quelle vere.


