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Sincerità e coerenza: le fondamenta invisibili di ogni relazione

Ci sono due parole che usiamo tutti, continuamente, quasi come fossero scontate: sincerità e coerenza. La pretendiamo da tutti, ma spesso non la diamo noi. Eppure sono proprio quelle che, quando mancano, fanno crollare tutto, perché alla fine una relazione non si rompe per quello che succede davvero, si rompe per quello che viene nascosto, per quello che viene raccontato in modo diverso, per quella sensazione sottile che qualcosa non torna e che non riesci nemmeno a spiegare bene, ma la senti.

Essere sinceri non vuol dire dire tutto, vuol dire non costruire una versione comoda della realtà, non adattare le cose in base a chi hai davanti, non dire una cosa a uno e una cosa diversa a un altro solo per tenere tutto in equilibrio. Perché quell’equilibrio, in realtà, è finto, e prima o poi si rompe. E la delusione vera non è scoprire che una persona fa delle scelte diverse dalle tue, quello può succedere, è umano; la delusione vera è scoprire che mentre le faceva ti raccontava altro, che mentre stava vivendo qualcosa lo stava ridimensionando, negando, raccontando in modo più leggero di quello che era davvero. E lì non è più una sfumatura, è una distanza netta tra quello che dice e quello che fa.

Quando quello che diciamo e quello che facciamo non coincidono, dentro si crea sempre una frizione, quella che in psicologia viene chiamata Cognitive dissonance: pur di non sentirci in contraddizione iniziamo a raccontarci una versione dei fatti che ci faccia stare meglio, e a forza di raccontarla agli altri finiamo per crederci davvero anche noi. Poi c’è la coerenza, che non è essere perfetti, non è non sbagliare, non è avere tutto chiaro, è semplicemente non fare oggi esattamente quello che ieri dicevi di non voler fare. Perché è facile mettere paletti, dire “io questo non lo farei mai”, ma la coerenza si vede quando le situazioni cambiano, quando sei coinvolto davvero. E quando non sei coerente, almeno sii sincero, perché il problema non è perdersi, quello capita a tutti, il problema è perdersi e nel frattempo raccontare di essere lucidi, centrati, coerenti.

E spesso succede una cosa molto umana: tendiamo a giustificare noi stessi e a raccontarci in modo favorevole, quello che viene definito Self-serving bias, cioè riduciamo il peso delle nostre contraddizioni e amplifichiamo quelle degli altri. Solo che dentro una relazione questa cosa si sente, si percepisce, e alla lunga distrugge la fiducia. A un certo punto mi sono fatto anche un’altra domanda, molto semplice ma scomoda: come si può iniziare davvero una nuova relazione quando quella precedente non è mai stata chiusa fino in fondo, o peggio, quando viene negata? Perché le relazioni non iniziano quando lo decidi, iniziano molto prima, nei comportamenti, negli sguardi, nelle scelte, e se per iniziarne una nuova hai bisogno di alleggerire quella prima, di raccontarla in modo diverso, di toglierle peso per sentirti più libero, allora non stai costruendo qualcosa di nuovo, stai solo spostando il problema più avanti, e prima o poi torna.

Una relazione che nasce senza sincerità difficilmente potrà diventare sincera dopo: può cambiare forma, può sembrare funzionare, ma sotto resta quella stessa crepa iniziale. E col tempo diventa chiarissima anche un’altra cosa: non conta solo quello che una persona dice, conta chi resta quando serve davvero. Nei momenti facili siamo bravi tutti, nei momenti difficili si vede tutto: chi c’è, chi si espone, chi si prende una responsabilità emotiva, e chi invece si allontana, sparisce, preferisce non esserci e magari torna quando è tutto più semplice. E no, non è la stessa cosa, perché esserci nel momento del bisogno non è un dettaglio, è la base, è quella sicurezza emotiva che ti fa capire se puoi fidarti oppure no.

C’è poi un aspetto ancora più delicato, che spesso si finge di non vedere, ed è quando in mezzo ci sono i figli. Un adulto può anche raccontarsela, giustificarsi, adattare la realtà come vuole, ma un ragazzino no. Un ragazzino osserva, registra, capisce molto più di quanto si pensi, soprattutto in quella fase delicata che è l’adolescenza. Magari non dice niente subito, magari sembra che non abbia capito, ma vede tutto. E quando le situazioni cambiano troppo velocemente, quando la sincerità manca, quando le persone entrano ed escono senza chiarezza, si crea qualcosa che resta, non è solo confusione, è perdita di punti di riferimento. E queste cose non spariscono, sedimentano e prima o poi tornano fuori, magari sotto forma di distanza, difficoltà a fidarsi, bisogno di mettere alla prova chi ha davanti.

Io questo l’ho vissuto anche da figlio di genitori separati. Sentivo questa mancanza di sincerità e, per molto tempo, sono stato arrabbiato con mia madre per avermi messo accanto una persona che non mi piaceva. Perché i ragazzini non sono stupidi, capiscono tutto, anche se non lo dicono. Stanno vicino a chi la madre gli mette accanto, ma non si abituano così facilmente a qualcuno che compare nella loro vita dopo pochi mesi, soprattutto se non gli piace fin dall’inizio, magari perché percepiscono qualcosa che non torna, o perché quella persona ha già una sua storia, altri figli, altre dinamiche. Non è una questione di cattiveria, è una questione di percezione e di istinto.

Poi ci sono le bugie, quelle piccole, inutili, quelle che servono solo a tenere in piedi una versione dei fatti che da sola non reggerebbe, dette con leggerezza, una dopo l’altra, come se fosse normale, con la convinzione di essere più intelligenti degli altri. Ma non c’è niente di intelligente nel non riuscire a prevedere le conseguenze delle proprie azioni, nel mettere le persone una contro l’altra, nel creare tensioni e gelosie senza motivo. Quello non è controllo, è caos, e il caos prima o poi presenta il conto.

E arriva un momento preciso, quasi impercettibile, in cui smetti di chiederti perché una persona si comporta così e inizi semplicemente a vedere come funziona davvero. E lì cambia tutto, perché puoi anche continuare a voler bene a qualcuno, puoi anche non riuscire a staccarti completamente da quello che hai provato, ma non puoi più far finta di non vedere. E mi sono reso conto di quanto questi meccanismi facciano male, non solo alle relazioni ma anche a noi stessi, perché quando non siamo sinceri e coerenti non stiamo solo “gestendo” una situazione, stiamo lentamente logorando la fiducia delle persone intorno a noi, e questa cosa si vede: le persone si allontanano, diventano più fredde, meno presenti, anche se non lo dicono apertamente.

Spesso non ci affrontano non perché non sia vero, ma perché non vogliono entrare in conflitto o perché non vogliono perderci, e a volte è anche una forma di affetto, ma questo non significa che non lo vedano. Lo vedono eccome, e spesso ne parlano tra loro con delusione, proprio perché si aspettavano qualcosa di diverso da noi. Ed è anche per questo che, in fondo, non vogliamo che certe cose arrivino alle orecchie di altri: perché dentro lo sappiamo che, se vedessero davvero come ci siamo comportati, avrebbero una considerazione diversa di noi.

E forse è proprio lì che nasce il cambiamento vero, quando smetti di difendere quella versione comoda e inizi a guardarti per quello che sei stato davvero. Io questi meccanismi li riconosco anche perché, in parte, ci sono passato, e ho capito una cosa semplice: si cambia solo quando si vuole davvero cambiare. E tra tutte le cose che si possono scegliere, la sincerità è quella che funziona meglio, perché è più difficile all’inizio, ma molto più semplice dopo. È molto più semplice dire la verità che costringere l’altra persona a doverla scoprire da sola, a farsi domande, a impazzire per capire cosa sta succedendo. Perché questo logora anche chi hai davanti, sia chi arriva dopo, sia chi resta indietro, e prima o poi le cose emergono comunque. Magari ti è sempre andata bene, ma non andrà sempre così, perché non tutte le persone reagiscono allo stesso modo.

E c’è anche un’altra cosa importante: amare qualcuno non significa annullarsi per lui, ma accettarlo senza perdere sé stessi. È un concetto molto vicino a quello che in psicologia viene descritto come differenziazione del sé, cioè la capacità di restare se stessi anche dentro una relazione, senza farsi inglobare o annullare dall’altro. E forse è proprio questo l’equilibrio più difficile, ma anche quello più sano.

Io, da tutto questo, ho capito che tipo di persona ho davanti e come si comporta, e in un certo senso ne sono anche grato, perché vedere davvero qualcuno per quello che è ti toglie un’illusione, ma ti restituisce lucidità.

E quello che auguro a chi legge queste righe è molto semplice: di incontrare qualcuno che non abbia bisogno di mentire per essere accettato o forse di accorgersi che lo aveva già incontrato.

Stephen Kleckner

Stephen Augustus Kleckner è un imprenditore italiano ed ex sistemista informatico. Nato a Riccione e cresciuto tra Romagna e Liguria, ha sviluppato fin da giovane una visione indipendente e curiosa del mondo. Dopo un percorso nella tecnologia e nell’analisi dei sistemi, oggi opera nel settore degli appartamenti ad uso turistico, affiancando competenze tecniche a esperienza imprenditoriale. Ha fondato RICCIONE TV e ha lavorato nella comunicazione digitale e nella produzione video. Ha svolto il servizio militare nell’Aeronautica Militare e ha seguito corsi universitari di fisica. Appassionato di mare e navigazione, ha percorso oltre 50.000 miglia a vela e circumnavigato più volte l’Italia. Pratica nuoto e trekking, ama la natura e lo sci. È profondamente interessato alla fisica, al pensiero scientifico e alla comprensione dei fenomeni complessi. Mantiene uno sguardo critico su pseudoscienza, fake news ed estremismi, privilegiando sempre spiegazioni basate su evidenze verificabili. Tra le sue passioni personali ci sono i LEGO, Star Trek e le auto d’epoca, in particolare una Mini Morris del 1964. Nel suo blog condivide riflessioni, esperienze reali e analisi su scienza, relazioni e realtà contemporanea, con un approccio diretto e senza filtri.

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Stephen Augustus Kleckner è un imprenditore italiano ed ex sistemista informatico. Nato a Riccione e cresciuto tra Romagna e Liguria, ha sviluppato fin da giovane una visione indipendente e curiosa del mondo. Dopo un percorso nella tecnologia e nell’analisi dei sistemi, oggi opera nel settore degli appartamenti ad uso turistico, affiancando competenze tecniche a esperienza imprenditoriale. Ha fondato RICCIONE TV e ha lavorato nella comunicazione digitale e nella produzione video. Ha svolto il servizio militare nell’Aeronautica Militare e ha seguito corsi universitari di fisica. Appassionato di mare e navigazione, ha percorso oltre 50.000 miglia a vela e circumnavigato più volte l’Italia. Pratica nuoto e trekking, ama la natura e lo sci. È profondamente interessato alla fisica, al pensiero scientifico e alla comprensione dei fenomeni complessi. Mantiene uno sguardo critico su pseudoscienza, fake news ed estremismi, privilegiando sempre spiegazioni basate su evidenze verificabili. Tra le sue passioni personali ci sono i LEGO, Star Trek e le auto d’epoca, in particolare una Mini Morris del 1964. Nel suo blog condivide riflessioni, esperienze reali e analisi su scienza, relazioni e realtà contemporanea, con un approccio diretto e senza filtri.

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