Per fare un buon brodo, lo sanno anche i nonni,
non basta l’acqua chiara né i gesti folli.
Ci vuole carne vera, scelta con attenzione,
magra, forte, viva, piena di intenzione e passione.
C’è il pezzo che dà forza, che regge il primo fuoco,
e c’è la gallina vecchia, che insegna piano piano il gioco:
non corre, non si mostra, ma sa donare senso,
fa brodo buono sempre, anche col tempo denso.
Poi entrano le verdure, una alla volta, lente:
la carota calda e dritta, piena e presente,
la patata rotonda e profumata, che accoglie e sa tenere,
la cipolla che fa piangere, come il sudore del volere.
Un pugno di sale giusto, né poco né in eccesso,
ché l’amore senza gusto è tiepido e complesso.
Si accende il fuoco forte, all’inizio è passione,
tutto ribolle, sale, perde un po’ di controllo e parte la ragione.
Arriva la schiuma in cima, bianca, viva, abbondante,
è l’onda dell’incontro, maschile e femminile, è n’istante.
Non va lasciata lì, non va giudicata, temuta, né trattenuta:
va poi tolta con pazienza, con mano ferma e lingua muta!
Poi si abbassa la fiamma, comincia il tempo vero,
quello che non fa rumore ma cambia per davvero.
Il brodo non seduce, non chiede attenzione,
lavora in silenzio, come fa l’amore buono, senza ostentazione.
Quando tutto ha parlato, si spegne anche il calore,
si lascia raffreddare, come dopo l’ardore.
Il giorno dopo, piano, viene a galla il grasso:
quello che pesa troppo, che non serve più al passo.
Lo togli senza rabbia, senza dire “è sbagliato”,
fa parte del cammino, ma ora va scremato.
Quel che resta è il brodo: chiaro, profondo, sincero,
lo puoi allungare ancora s’è rimasto grasso, con acqua o col pensiero.
E poi c’è la carne stanca, che il fuoco ha trasformato,
non è più quella di prima, ma non è da buttare affatto!
Con un po’ di cura torna trasformata, con una salsa gentile,
verde, rossa, profumata, come l’amore che si rinnova; se è umile.
Così è l’amore vero, come un brodo fatto bene:
non è solo bollore, né solo vene piene.
È scelta, tempo, scarto, fuoco e raffreddamento,
è restare buoni insieme, anche dopo il cambiamento.
Dedicata ad Ella… che chissà… tornerà come prima o più espansiva?

