C’era una volta, vicino a un lago silenzioso, in una baia piena di alberi
un sasso levigato e una spugna marina.
Il sasso entrava spesso nell’acqua.
Si tuffava senza paura,
ne usciva brillante, fresco e vivo.
Ma appena tornava sulla riva,
l’acqua scivolava via
e dentro di lui non cambiava nulla.
Era stata un’esperienza,
non una trasformazione.
La spugna invece era diversa.
Quando veniva immersa,
non faceva resistenza.
Lasciava che l’acqua entrasse piano piano,
riempiendo ogni spazio.
Non si limitava a toccare il lago:
lo accoglieva.
E così, quando tornava all’aria,
era più pesante,
più piena,
come se portasse con sé qualcosa di invisibile ma vero.
Il lago, una sera, sussurrò:
“C’è chi entra senza lasciar traccia
e chi, invece, torna diverso.
Non perché abbia fatto di più,
ma perché ha lasciato entrare.”
La spugna capì allora che esistono persone
che non restano in superficie.
Che non si proteggono dall’acqua.
Che sentono davvero,
anche quando sarebbe più facile restare asciutti.
E forse non è una questione di forza o debolezza,
ma di sensibilità.
Di presenza.
Di verità.
Buonanotte
a chi sceglie di sentire,
anche senza dover dare un nome a ciò che sente. 🌙
Dedicato ad Ella… che è tornata a casa 🏠❤️



