L’idea sbagliata con cui cresciamo
Ci sono cose che nella vita diamo per scontate. Respirare, camminare, parlare. E poi c’è l’amore. Pensiamo che sia qualcosa che accade, che arriva, che si trova. Come se fosse una fortuna, o un caso. E invece no.
Erich Fromm dice una cosa molto più scomoda: l’amore non è un sentimento spontaneo. È un’arte. E come tutte le arti, si impara. Secondo Erich Fromm, autore de L’arte di amare, l’amore è una competenza che si sviluppa.
Il problema è che siamo cresciuti con un’idea completamente sbagliata. Pensiamo che tutto dipenda dal trovare la persona giusta. Qualcuno che ci completi, che ci faccia stare bene, che faccia funzionare le cose. E quando questo non succede, pensiamo di aver scelto male. Cambiamo persona, ma non cambiamo noi. E così il risultato si ripete.
Non mettiamo mai in discussione noi stessi. Non ci chiediamo se siamo capaci di amare. Ci chiediamo solo se abbiamo trovato la persona giusta. E questa è la radice del problema.
Chi era davvero Erich Fromm
Per capire fino in fondo quello che dice, bisogna anche capire chi era Erich Fromm. Non era semplicemente uno psicologo. Era uno psicoanalista, un filosofo, uno che ha passato la vita a cercare di capire cosa rende davvero liberi gli esseri umani.
Nato in Germania all’inizio del Novecento, ha vissuto in prima persona un periodo storico complicato, segnato da guerre, ideologie e trasformazioni profonde della società. Questo lo ha portato a farsi una domanda molto più grande dell’amore romantico: perché le persone cercano sicurezza invece della libertà? E perché, nelle relazioni, finiscono spesso per confondere l’amore con il bisogno?
Studiando la psicoanalisi, ma anche le filosofie orientali come il buddismo, Fromm ha iniziato a vedere un filo comune. L’idea che l’amore non sia qualcosa che accade per caso, ma qualcosa che richiede consapevolezza, disciplina e crescita interiore.
Il suo libro più famoso, L’arte di amare, nasce proprio da questa intuizione. Non è un manuale per “far funzionare una relazione”, ma un tentativo di spiegare perché la maggior parte delle persone non sa amare davvero, e cosa significhi invece imparare a farlo.
Il punto che Fromm ribalta completamente
Fromm cambia completamente prospettiva. Il punto non è trovare qualcuno da amare. Il punto è diventare qualcuno capace di amare.
Perché due persone che non sanno amare non possono creare amore insieme. Possono stare bene, possono desiderarsi, possono illudersi, ma prima o poi qualcosa si rompe. Non perché manca il sentimento, ma perché manca la capacità.
Questa è una verità che fa male. Perché ci toglie l’alibi. Non possiamo più dire “non ha funzionato perché era la persona sbagliata”. Dobbiamo iniziare a guardare noi stessi.
L’amore non è un’emozione
Qui entra la parte più difficile da accettare. Noi siamo abituati a pensare che l’amore sia qualcosa che si sente. Se lo senti, c’è. Se non lo senti più, è finito.
Ma Fromm dice il contrario. L’amore non è qualcosa che ti succede. È qualcosa che fai.
È presenza. È scelta. È costruzione. È responsabilità.
Questo non significa che il sentimento non esista. Significa che non basta. Perché il sentimento va e viene. L’amore, se esiste davvero, rimane anche quando il sentimento cambia.
Cosa significa davvero amare
Quando Fromm parla di amore, non parla in modo astratto. Non è filosofia lontana dalla realtà. È qualcosa di estremamente concreto.
Amare significa avere cura. Vuol dire voler bene davvero, non a parole, ma nei fatti. Significa essere responsabili, cioè presenti, attenti ai bisogni dell’altro, senza aspettare che venga sempre tutto esplicitato.
Significa rispettare. E il rispetto non è sottomissione, non è adattarsi. È vedere l’altro per quello che è. Non volerlo cambiare, non volerlo piegare a una propria idea.
E significa conoscere. Non puoi amare qualcuno che non conosci davvero. Non la versione che ti sei costruito, non l’immagine che ti sei fatto, ma la persona reale, con tutte le sue contraddizioni.
Queste cose non vengono da sole. Si costruiscono.
Dove sbagliamo quasi tutti
Il problema è che molto spesso quello che chiamiamo amore è altro. È bisogno. È paura. È solitudine. È il desiderio di non perdere qualcuno che ci fa stare bene.
E allora iniziamo a trattenere, a controllare, a correggere. Cerchiamo di sistemare le cose, di evitare i conflitti, di guidare la relazione verso quello che per noi è giusto.
Ma questo non è amore. È gestione. È attaccamento.
E infatti, anche quando funziona per un po’, alla lunga si rompe. Perché manca qualcosa di più profondo.
Il punto in cui smetti di combattere
C’è un momento, però, in cui qualcosa cambia. Non succede subito. Anzi, spesso arriva dopo aver sbattuto più volte contro gli stessi meccanismi.
È il momento in cui smetti di voler cambiare l’altro. Smetti di voler avere ragione. Smetti di cercare di aggiustare tutto.
E inizi semplicemente a vedere.
Vedere davvero chi hai davanti. Senza filtri. Senza aspettative. Senza proiezioni.
E a volte quella persona continua a piacerti. Anche con tutto quello che non funziona. Anche sapendo che non è semplice. Anche sapendo che probabilmente non tornerà mai come vorresti. Ed è proprio lì che capisci quanto è sottile il confine tra amore e bisogno.
Il legame con il buddismo
Qui il pensiero di Fromm si avvicina in modo sorprendente a quello del buddismo. Anche lì l’amore non è visto come un’emozione romantica che ti travolge, ma come qualcosa che si coltiva.
Non nasce da solo. Va allenato.
Nel buddismo si parla di qualità che non hanno nulla a che fare con il possesso o con il bisogno: benevolenza, compassione, gioia per il bene dell’altro ed equanimità.
Equanimità significa non aggrapparsi. Non perdere se stessi dentro l’altro. Restare centrati, anche nel legame.
Questo richiede disciplina, concentrazione, pazienza. Non è qualcosa di immediato. È un lavoro.
Ed è esattamente quello che dice Fromm: l’amore è una pratica, non un evento.
Amare non è trattenere
Questa è forse la parte più difficile da accettare. Se ami davvero qualcuno, non cerchi di trattenerlo a tutti i costi. Non cerchi di forzare le cose. Non costruisci strategie per far succedere qualcosa.
Amare è anche rispettare quello che l’altro è diventato, o forse è sempre stato.
Anche quando questo significa accettare che non è più allineato con te.
È qui che si vede la differenza tra amore e bisogno. Il bisogno stringe. L’amore lascia spazio.
E questo non è debolezza. È la forma più alta di rispetto.
La verità che quasi nessuno accetta
Alla fine il problema non è che non troviamo la persona giusta. È che quasi nessuno sa amare davvero.
E così si confonde il bisogno con l’amore, si costruiscono relazioni fragili e si finisce per soffrire sempre allo stesso modo.
Ripetiamo gli stessi schemi, cambiamo le persone, ma il risultato non cambia.
Perché il punto non è fuori. È dentro.
Imparare ad amare davvero
Forse la domanda giusta non è chi dobbiamo trovare. Ma cosa dobbiamo imparare.
Imparare ad amare significa smettere di cercare scorciatoie. Significa smettere di aspettarsi che tutto venga da solo. Significa lavorare su se stessi, sviluppare presenza, consapevolezza, capacità di stare.
E significa anche accettare una cosa che fa male: a volte amare qualcuno vuol dire lasciarlo andare.
Non cancellarlo. Non negarlo. Non sporcarlo. Semplicemente riconoscerlo. E continuare a crescere.
Perché l’amore non è qualcosa che arriva. È qualcosa che si impara e magari poi torna consapevole di sapere come amare.
Imparare ad amare oggi (2025/2026)
Negli ultimi tempi si è parlato molto di “imparare ad amare”, con il termine educazione all’affettività o educazione affettiva. Anche in Italia, dopo fatti tragici come quello di Giulia Cecchettin, è emersa con forza questa espressione: insegnare ad amare. Le donne forse conoscono un po’ meglio questo argomento, lo dico semplicemente perchè ho sentito parlare di alcuni concetti che sono nel libro da donne.
Ma il punto è che questa non è un’idea nuova. Fromm lo diceva già decenni fa. Il problema non è solo la violenza, non è solo l’atto estremo. È tutto quello che c’è prima.
È l’incapacità di distinguere l’amore dal possesso. È il bisogno che viene scambiato per legame. È l’idea che l’altro ci appartenga, che debba restare, che debba essere come lo vogliamo noi.
Quando queste dinamiche non vengono riconosciute, crescono. E a volte degenerano.
Per questo parlare di “imparare ad amare” non è retorica. È una necessità. Significa imparare il rispetto, il limite, la libertà dell’altro. Significa capire che amare non è trattenere, non è controllare, non è avere.
E forse, se questa cosa venisse insegnata davvero, molte relazioni smetterebbero di trasformarsi in qualcosa di distruttivo.
Il libro che consiglio di leggere (che io ho letto a luglio 2025)
Se questo tema ti ha colpito, il modo migliore per capirlo davvero è leggere direttamente: L’arte di amare. evo dire che questo libro mi ha cambiato radicalmente la visione di quello che stavo provando in una situazione e mi ha fato comprendere molte dinamiche che ho vissuto. Debbo dire che già in passato ero sulla buona strada, ma non ho avuto costanza e mi sono lasciato trascinare dagli eventi.
È una lettura da tenere sul comodino e da rileggere nel corso della vita, ricordarsi bene le sue parole ed i suoi concetti, perchè se lo leggerete, sarà il più bel regalo che potrete farvi e capirete davvero che le cose son ben diverse da come lo pensiamo, d’altronde ultimamente non c’è il tema della
Non è un libro sull’amore romantico, come si potrebbe pensare. È un libro che smonta molte delle idee che abbiamo sulle relazioni e spiega, in modo semplice ma profondo, perché l’amore non è qualcosa che trovi, ma qualcosa che impari.
Non è lungo, ma non è nemmeno un libro da leggere distrattamente. Alcuni passaggi vanno riletti. E più lo rileggi, più cambia il modo in cui vedi le relazioni. Se davvero vuoi capire la differenza tra amore e bisogno, è da lì che devi partire.
Potete scaricare gratuitamente il libro qui in PDF: L’arte di amare

