Ci sono giornate che nascono semplici, quasi improvvisate, e poi si trasformano in qualcosa di molto più intenso.
Questa è stata una di quelle.
Arrivati lì, abbiamo lasciato la macchina e iniziato subito a salire.
La salita: tra errori, tecnologia e adrenalina
È stato davvero un trekking intenso!
Siamo partiti dal piazzale del monastero di Fonte Avellana e ci siamo diretti subito verso il monte, ma ci siamo persi praticamente immediatamente. Il sentiero non era ben segnato, anzi, a dire il vero, quasi nessun sentiero in quella zona lo è davvero in modo chiaro.
Ci siamo quindi dovuti affidare alla tecnologia: Wikiloc (che tra l’altro non avevo ancora acquistato nella versione PRO) e Topo Maps+ su iPhone.
Nonostante questo, ci siamo “persi” quasi subito.
A quel punto abbiamo deciso di salire direttamente per un canalone, puntando verso la vetta. Una scelta non semplice: terreno ripido, instabile e senza riferimenti chiari.
Da lì è iniziata una lunga salita, decisamente faticosa, di quelle che ti fanno sentire ogni passo.
Ma è proprio lì che il trekking diventa qualcosa di più.
Verso il Rifugio e poi su, fino alla vetta
Dopo aver ritrovato il sentiero, abbiamo proseguito salendo tra boschi e tratti più aperti fino ad arrivare al rifugio basso del Monte Catria, una tappa naturale prima dell’ultima parte.
Con il mio amico Simone siamo partiti da Riccione con l’idea di fare un bel trekking, senza troppe aspettative, ma con quella voglia di salire, camminare e respirare aria buona. La meta scelta: il Monastero di Fonte Avellana, ai piedi del massiccio del Catria.
Da lì si percepisce chiaramente che la cima è vicina.
L’ultima salita verso il Monte Catria è quella che mette davvero alla prova: gambe pesanti, fiato corto, ma anche quella determinazione che ti spinge a continuare.
E poi arrivi.
CIn vetta c’è la croce, il vento e una vista che ripaga tutto.











In cima: vento, silenzio e un panino che vale doppio
In cima ci siamo fermati a mangiare qualcosa, con il vento che non ti lascia tregua.
Ma è proprio questo il bello.
Sei lì, sopra tutto, con il panorama che si apre e il silenzio che ogni tanto viene rotto solo dal vento.
Il panino, in quel momento, non è solo un panino: è parte dell’esperienza.
La discesa: un altro mondo
Per il ritorno abbiamo scelto un percorso diverso, passando dentro il bosco.
Un ambiente completamente diverso rispetto alla salita: più ombra, più tranquillità, più “respiro”.
Un percorso molto interessante, che ha reso il giro ancora più completo.
Considerazioni finali
È stato un trekking intenso, soprattutto per la salita iniziale (anche per le scelte “creative” 😄), ma proprio per questo ancora più soddisfacente.
Il Monte Catria è una montagna che sa essere impegnativa, ma anche estremamente gratificante.
E quando torni a valle, con le gambe stanche ma la testa leggera, capisci perché continui a farlo.
Perché alla fine, non è solo camminare.
È sentirsi vivi.

