Ero alla 151 di Riccione
L’ultima spiaggia di Riccione, tornato da una super girata con il mio Delfino 330, la mia deriva di 3 metri e 30 con la quale navigo davanti a Riccione… ed un tizio mi dice secco in faccia…
Chi vola vale, chi non vola a vela è un vile…
Mi guarda serio, poi spalanca la bocca, sorride, mi dà una gran pacca sulla spalla e mi dice, urlando: “Vai forte con quella vela eh…!!! Bravo, bravo…!”
Dopo di che si mette a spiegare tutta la storia… di Alan Ford… del fumetto e di quello che volesse dire questa frase. Sinceramente non avevo ancora capito fino in fondo.
La frase originale…
Mi sono accorto solo oggi che la vera frase è diversa e più precisamente è:

CHI VALE VOLA
CHI VOLA VALE
CHI NON VOLA
È UN VILE
Come potete vedere, la parola vela non è contemplata nell’originale, per cui credo che la maglietta fosse stata leggermente modificata per strizzare l’occhio ai velisti. 🙂
La frase era scritta sulla maglietta nera del meccanico del fumetto Alan Ford, Otto Grunf.
“Chi vale vola”: molto più di un motto
Ci sono frasi che sembrano semplici, quasi slogan. E poi ci sono frasi che, se ti fermi davvero a leggerle, ti mettono davanti a uno specchio.
“Chi vale vola / chi vola vale / chi non vola è un vile”
È una di quelle. Diretta, senza sconti. E proprio per questo spesso fraintesa.
Da dove nasce questo motto
Questa frase è storicamente legata al mondo dell’aviazione italiana e viene comunemente associata all’Aeronautica Militare. In un contesto in cui volare significava davvero sfidare il rischio, la tecnologia e spesso anche la morte, quel motto non era retorica: era realtà.
Volare non era per tutti. Non bastava volerlo. Servivano capacità, sangue freddo, disciplina. E soprattutto coraggio.
Per questo il senso originario è quasi brutale nella sua semplicità: chi è all’altezza vola. E chi vola dimostra di esserlo.
Il significato vero (oltre il volo)
Oggi però quella frase vive ben oltre gli aerei. È diventata una metafora della vita, delle scelte, delle occasioni che decidiamo di cogliere… o di evitare.
“Volare” non è più solo staccarsi da terra. È:
- mettersi in gioco davvero
- prendere decisioni scomode
- rischiare di sbagliare
- uscire dalla propria zona di comfort
E allora il significato cambia profondità:
Chi ha valore trova il modo di elevarsi.
Chi ha il coraggio di provarci dimostra il proprio valore.
Chi resta fermo, spesso, è bloccato dalla paura.
Non è un insulto. È una provocazione.
Il punto che molti non vogliono vedere
La parte più scomoda di questa frase è l’ultima: “chi non vola è un vile”.
Oggi suona dura, quasi eccessiva. Ma non parla di vigliaccheria nel senso morale. Parla di qualcosa di molto più quotidiano e molto più diffuso: la paura di agire.
Quella che ti fa rimandare.
Quella che ti fa restare dove sei anche quando sai che dovresti muoverti.
Quella che ti fa scegliere la sicurezza invece della possibilità.
In quel senso sì: non volare è una rinuncia.
Tra cielo e mare: il filo è lo stesso
Che tu sia in aria o in mare, cambia poco. Anche in barca a vela il concetto è identico: puoi restare in porto, al sicuro, oppure uscire, prendere vento, affrontare il mare.
Non sempre sarà comodo. Non sempre sarà facile. Ma è lì che succede qualcosa.
Alla fine, il senso di tutto questo motto sta qui:
Non è il talento che fa la differenza.
È il coraggio di usarlo.
E il coraggio, quello vero, non è non avere paura.
È decidere di “volare” lo stesso.
Essere velista: più filosofia che sport
Dopo migliaia di miglia in barca a vela, posso dire che questa frase non è un insulto: è quasi un codice tra chi ha vissuto davvero il mare.


