La capacità di essere soli è la capacità di amare. Potrà sembrarti paradossale, ma non lo è. È una verità esistenziale, solo le persone in grado di essere sole sono capaci di amare, di condividere, di immergersi nell’essenza più intima dell’altra persona, senza possederla, senza diventare dipendente dall’altro, senza ridurlo a un oggetto, e senza esserne assuefatto. Permettono all’altro una libertà assoluta, perché sanno che, se l’altro se ne va, saranno altrettanto felici, quanto lo sono adesso.
La loro felicità non può essere portata via dall’altro, perché non è stata data da lui. Ma allora perché vogliono stare insieme a qualcuno? Non è più un bisogno, è un lusso: godono nel condividere, hanno così tanta gioia che vogliono riversarla in qualcuno.
Sanno suonare la propria vita come un assolo: un solista di flauto sa come godersi il suo strumento in un assolo, ma se incontra un suonatore solista di tabla, si godranno la possibilità di stare insieme e creare un’armonia tra il flauto e le tabla.
(Osho Rajneesh) Il velo impalpabile, Urra edizioni.
Chi non sa stare solo, cerca qualcuno che lo salvi
C’è una verità scomoda che pochi accettano davvero: se non sai stare da solo, non stai cercando amore, stai cercando una via di fuga.
Molte relazioni nascono così: non dall’incontro tra due persone complete, ma dall’incastro tra due mancanze. E all’inizio sembra funzionare, perché ognuno riempie il vuoto dell’altro. Ma è un equilibrio fragile, perché appena uno dei due cambia, cresce o semplicemente si stanca… tutto crolla.
Stare soli non è isolamento. Non è tristezza. Non è fallimento.
È la capacità di bastarsi, di conoscersi, di non aver bisogno di qualcuno per sentirsi interi.
E solo da lì può nascere qualcosa di vero: non più qualcuno che ti completa, ma qualcuno che scegli, ogni giorno, senza bisogno, senza paura.
Chi ha paura di stare solo, spesso accetta qualsiasi compagnia.
Chi ha imparato a stare solo, sceglie solo ciò che vale davvero.
Perché l’amore, quello sano, non nasce dalla mancanza.
Nasce dalla libertà.

