Andare in vacanza in barca è bellissimo, se vi piace il mare, fare il trasferimento di una barca è tutt’altra cosa, anche se vi piace il mare… Sentire la barca andare a manetta quando si è nella propria cuccetta, mette un po’ di soggezione perché non si è al timone.. Lo si capisce da 3 cose, il fragore dell’acqua che scivola sull’opera morta, il continuo rollio e beccheggio della barca e sopratutto il fatto che il motore è spento, ma senti ancora un gran rumore…!

Diario del facente funzioni di Capitano, data stellare -307674.1 non sono capitano o meglio ho la patente nautica per comando di imbarcazioni da diporto, quindi sono anch’io nel mio piccolo comandante :), ma inizierò e scrivere così in onore del Capitano Astronauta Samantha Cristoforetti, una donna, anche lei appassionata di navigazione e di Star Trek ora a bordo della ISS alla quale penso spesso durante i turni di notte. Lo dedico anche a tutte le donne e CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, questione che mi ha dato da pensare parecchio durante questi primi di preparazione al trasferimento, violenza, che non finirò mai di denunciare e verso la quale non farò mai orecchie da mercante.

Mi sveglio di soprassalto, completamente schiacciato contro la paratia di destra della mia cuccetta lato sinistro di poppa. Praticamente compresso sul mio giaccone rosso e il mio zaino verde militare dell’Invicta che avevo messo lato destro della cuccetta, tant’è che fino a ieri ho sentito il dolore di qualche cosa che mi si deve essere puntato sulla schiena, penso i ganci dello zaino o il moschettone che tengo in fondo allo zaino, oppure gli stivali blu comunque ho dormito premuto a lungo contro qualche cosa…

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Questa foto spiega bene cosa significa navigare a vela. L’accapatoio segue la forza di gravità ed è diritto rispetto alla barca che invece è sbandata.
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Il nostro armatore al timone

Piero che mi chiama da fuori bussando sulla carena della barca che si riflette su tutta la sua struttura. Penso che di nuovo mi avrebbe aspettato una situazione, come poco prima, tiro una craniata con il tetto della cuccetta che si abbassa all’altezza della metà del letto per alzarmi, ovviamente non l’ho fatto apposta, ma quando ho alzato la testa, la barca ha beccheggiato. Mi vesto in un baleno, premesso che si dorme praticamente vestiti con i pantaloni di velluto nel mio caso e bisogna far presto ad indossare in ordine: salopette della termica rossa della SLAM, maglione verde aderente regalatomi dal mio migliore amico Lontra, giacca termica della SLAM, guanti della SLAM (finito lo spazio pubblicitario, ringraziamo la SLAM), giubbetto auto gonfiabile blu, cappello passamontagna di lana fatto dalla Mamma, scarponcini Blundstone marroni da barca oppure direttamente stivali blu, ricordarsi di avere con se nelle tasche la pila frontale e in caso il VHF portatile. Una volta vestiti, cercare di alzarsi, perché si è ancora addormentati e con un grande sforzo prendere l’uscita della propria cuccetta, ponderando bene ogni passo e soppesando bene dove mettere i piedi e sopratutto dove aggrapparsi, perché di questo si tratta, bisogna camminare di sgembo e aggrapparsi tipo scimmie ai tienitibene, maniglie a cui aggrapparsi a volte al volo.

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La mia cuccetta

Esco dalla mia cabina tenendomi ben saldo ai tienitibene, bene, prendo la prima craniata sullo stipite della porta, bene, faccio una passo falso, la barca rolla ed io infilo malissimamente il tacco del piede sotto una pedana del carteggio, dolore lancinante, non ho ancora preso posizione, tenendomi con il braccio sinistro, cerco di riprendere la scaletta per uscire, ma manco di un soffio la maniglia e riscatto all’indietro di colpo sbattendo le reni contro il tavolo da carteggio, praticamente casco sul seggiolino del carteggio. Finalmente riesco ad afferrare il tieni bene della scaletta e metto il primo piede sul gradino, la barca rolla e beccheggia di nuovo e scivolo, ginocchiata contro lo scalino, male… Finalmente riesco a fare veloce i tre gradini, vedo la figura imponente di Piero che mi osserva divertito continuando a far saltellare gli occhi tra la prua della barca, la plancia sopra al tambuccio dove ci sono gli strumenti che danno le misurazioni del vento e della velocitá e la bussola illuminata di rosso che sta proprio sotto il suo naso.

La prima domanda è da parte mia: “Com’è?” una domanda retorica, perché si hanno tutti gli strumenti per capire com’è la situazione: 25 nodi di vento di scirocco, in questo caso il vento colpisce la parte chiamata giardinetto della barca che è la parte di dietro, della la poppa a sinistra, l’andatura è al gran lasco, due mani di terzaroli cioè la randa, la vela maestra, un po’ abbassata ed il fiocco ridotto di metà, arrotolato sullo strallo di prua…

Volavamo a punte di 11 nodi sull’acqua… Wow… Penso io, metto il naso fuori dal tambuccio ed entro nel pozzetto scavalcando il carrello della randa… Appena fai questa manovra entri in un altra dimensione, acqua e spruzzi che arrivano da tutte le parti, vento che ti scompiglia i capelli, freddo ed ancora tanto vento che spinge sul tuo corpo… Che figata penso io, Piero mi chiede subito se voglio provare a prendere il timone, io faccio cenno di sì con un sorriso e mi metto dietro la grande ruota, dapprima, sbaglio. Effettivamente non è semplice prendere in mano il timone di una barca che non conosci e che non hai mai timonato, nel bel mezzo del golfo di Taranto senza vedere niente, non avendo punti di riferimento è dovendo tenere una rotta ben stabilità con 25 nodi che premono sulle vele e cercare di far andar diritto la barca… Infatti ho sbagliato dopo poco, perdi la bussola pure se la hai sotto il naso, sopratutto per il fatto che non avendo ancora capito la sensibilità del timone fai fatica a comprendere quanto devi correggere. Inizi un ping pong che ti porta a rischiare di strambare che con gli stessi nodi di prima non è bello anzi, rischiosissimo…

Dopo un paio di minuti prendo la mano e capisco quanto, come e dove tenere la rotta, Piero si accoccola sulla panchina e si rilassa, dopo poco si addormenta, da lì… ho timonato per tre ore e mezzo di fila… Mezz’ora dopo Piero si alza e fa in coperta nella sua cabina a riposare. Ogni tanto mi distraevo a guardare le stelle e perdevo un po’ la rotta per cui la barca rallentava e strapoggiava, alzando una bella schiuma bianca e facendo un gran rumore di risacca ed a volte anche qualche spruzzo che ti prende in pieno. Mi sono divertito tantissimo, dopo un oretta però le braccia e le gambe assieme iniziano ad essere indolenzite, insomma inizi a stancarti quindi provi a sedersi nell’angolo della barca che è più alto rispetto al mare, poiché la barca naviga sempre sbandata a destra, quindi l’asse è a 45 gradi, così devi prendere altri punti di riferimento sulla bussola ed usi la tacca trasversale. Timoni usando una mano ed un braccio, cosa all’inizio non semplice e rischiosa perché se devi riprendere di colpo il timone è meglio che tu faccia un balzo in piedi al centro della ruota e prenda la stessa con due mani per farla ruotare in maniera decisa. Timonare per tre ore e mezza è molto stancante, ogni tanto per fortuna si può utilizzare il pilota automatico e mi sono fumato due sigarette osservando la potenza della natura.

Avendo la luce di via verde rotta e non potendola sostituire, bisogna stare bene attenti alle navi che si incrociano, ma ieri notte non ne ho vista nessuna, dopo tutto diventa quasi giorno ed esce fuori di nuovo Piero che prende nuovamente il timone, io appagato della nottata al chiaror di luna, mi rinfilo nella mia cuccetta e dormo un sonno profondo, la mattina finalmente verso mezzogiorno ha iniziato a fare bel tempo ed il pomeriggio, dopo una buona carbonara per riprendere le energie è passato bene. La sera abbiamo mangiato uno stufato di verdure con salsa di pomodoro e ininterrottamente navigando abbiamo deciso di approdare al porto di Reggio Calabria, non prima però di un altra bella planata, sempre dopo mezzanotte superato il golfo di Squillace e iniziano la risalita verso lo stretto dopo Capo Spartivento.